Medico, Esperto in Omeopatia, Psicologo Analista, Cantautore dottluigiturinese@gmail.com - facebook.com/luigi.turinese
martedì 7 novembre 2023
Una finestra sul Museo - Omeopatia e arte - 21 ottobre 2023 "Omeopatia e Filosofia" , Museo dell'omeopatia - Piazza Navona 49, Roma
sabato 28 ottobre 2023
Biotipology 2023 ISMO - Undicesima edizione, 28 ottobre 2023
" Quale atteggiamento di fronte al malato oncologico"
martedì 16 maggio 2023
"Una finestra sul museo" - Omeopatia e Arte, sabato 27 maggio 2023 ore 11/12.30 , Museo dell'Omeopatia, Piazza Navona 49, Roma
"Una finestra sul museo"
Ciclo di incontri durante i quali
Prof. Francesco E. Negro
e
Dr. Luigi Turinese
vi condurranno alla scoperta dell'omeopatia attraverso l'arte, la musica, la letteratura e la pittura per cogliere l'essenza e le sfumature di questa disciplina in una visone armonica del tutto
Sabato 27 maggio 2023 ore 11/12.30
Omeopatia e Arte
Museo dell'omeopatia
piazza Navona 49
Roma
Per partecipare in presenza (i posti sono limitati a 20 persone e saranno accettati in ordine di arrivo) è necessario iscriversi al seguente link:
venerdì 17 giugno 2022
Menopausa: lo "smarrimento" del tempo - Articolo di Luigi Turinese pubblicato sulla rivista online GENERIAMO SALUTE
di Luigi Turinese
Pur senza negarne la fisiopatologia ormonale, vorrei servirmi di strumenti psicologici e antropologici per suggerire un’interpretazione e una comprensione di alcuni sintomi riferiti all’area psichica della sindrome climaterica.
Esiste una scuola antropologica, detta di cultura e personalità – le cui principali esponenti sono Margaret Mead (1901-1978) e Ruth Benedict (1887-1948) – che studia i rapporti tra psicologia individuale e cultura nella quale l’individuo si trova a vivere. Applicando questo metodo alla sindrome climaterica, cercherò di dimostrare come il disagio psicologico di alcune donne costituisca una reazione di personalità alle spinte ambientali e culturali o a quello che in linguaggio junghiano si definisce conscio collettivo.
In tutte le culture a noi note, la dicotomia più profonda è quella tra i sessi, proprio perché coinvolge ogni ambito dell’esistenza. Alla base della creazione culturale vi è un’immagine simbolica della donna, che rimane per così dire sospesa tra Natura e Cultura e sul cui corpo – si pensi alle immagini della sessualità o della bellezza – si giocano spesso nodi e snodi della creazione culturale.
martedì 3 maggio 2022
La Medicina Personalizzata. Modelli ed esperienze di integrazione delle cure - IX Congresso SIOMI - 14/15 maggio 2022 a Firenze
le possibilità della medicina integrata
lunedì 2 maggio 2022
L'Omeopatia nella filosofia e nella storia - Presentazione di due libri a Napoli, sabato 21 maggio 2022 ore 17.30
Sabato 21 maggio 2022
ore 17.30
Ex Ospedale della Pace
Sala del Lazzaretto
Via Tribunali,227
Napoli
Info e iscrizioni sul sito CEMON Generiamo Salute
giovedì 18 novembre 2021
Biotipology 2021 - Sindrome influenzale e Vasculopatie - Virtual Edition
Sabato 16 ottobre 2021
Virtual Edition
Vai alla pagina ISMO - Biotipology
Il programma:
B2 - Luigi Turinese a Biotypology 2021 from Gino Santini on Vimeo.
giovedì 29 aprile 2021
Dall'omeopatia alla medicina integrata - Evento on line con Luigi Turinese - martedì 4 maggio 2021 ore 12
Prima puntata della nuova rubrica dedicata alla salute: Salute in pillole, con Dottor Luigi Turinese, Medico Esperto in Omeopatia, specializzato in Omeopatia e Terapia Omeopatica presso l’Università di Bordeaux II
Guarda qui la registrazione del'evento:
sabato 5 dicembre 2020
L'omeopatia in due libri. Francesco Negro/Luigi Turinese - Evento online Martedì 15 dicembre 2020 ore 20.30
L'omeopatia in due libri
Incontro con gli autori
Francesco Negro
"Vivere come persona. Umanesimo ed Ecologia in Medicina
e
Luigi Turinese
"Hahnemann. Vita del padre dell'omeopatia"
(co-autore R. de Torrebruna)
Presentazione online
Martedì 15 dicembre 2020
lunedì 26 ottobre 2020
"Il movimento della conoscenza" intervista a Luigi Turinese a cura di Anma Crespi - su W.A.L. walkandlearn
Il movimento della conoscenza
"Primordial yoni" foto G. TarantinoIntervista a Luigi Turinese
a cura di Anma Crespi
Dott. Turinese, quanto incide sulla salute la consapevolezza di una imprescindibile continuità tra dimensione fisiologica e dimensione psichica? Quanto conta nella gestione del proprio “patrimonio-salute” l’immagine del corpo?
“Oltre dieci anni fa, nel mio Modelli psicosomatici. Un approccio categoriale alla clinica (Elsevier-Masson, Milano 2009), cercavo di mostrare come la vecchia concezione psicosomatica che differenziava le malattie organiche dalle malattie psicosomatiche, esito queste ultime di un conflitto emotivo non elaborato – pur utile a rompere i preconcetti organicisti –, andasse superata a favore di un modello unitario. Provo a spiegarmi meglio: l’essere umano è per sua natura psicosomatico, per cui si esprime in modo unitario sia nella salute sia nella malattia. Recuperare la relazione tra corpo e mente solo nella malattia – in particolare solo nelle malattie funzionali – mi sembra molto riduttivo. L’immagine del corpo è molto importante. A tale proposito voglio sottolineare come la sua composizione sia l’esito di una combinazione tra lo sguardo dei care-givers, le sollecitazioni del collettivo e il proprio rapporto con lo specchio: non sempre l’immagine che esso ci restituisce corrisponde a un dato oggettivo, come dimostra il caso delle persone affette da disturbi alimentari”.
Lei è convinto dell’efficacia dell’attività fisica nella prevenzione della malattia in genere? Se sì, perché? In che consiste esattamente la terapeuticità del Movimento?
“Da ‘sedentario moderato’ – sono un buon camminatore, ma definirmi sportivo sarebbe millantato credito – credo che il movimento sia l’essenza della Vita. Ogni tipo di movimento, da quello letterale a quello metaforico – ad esempio il muoversi tra le molteplici declinazioni della conoscenza – contribuisce a mantenersi vivi e in buona salute psicofisica. Pertanto allargherei il valore preventivo oltre che terapeutico del movimento a ogni azione dinamica” [...continua]
Leggi l'intervista completa su WAL experience
giovedì 22 ottobre 2020
Hahnemann. Vita del padre dell'omeopatia (Riedizione, Ed. Efesto, 2020) - di Riccardo de Torrebruna e Luigi Turinese
Hahnemann. Vita del padre dell'omeopatia (Riedizione Ed. Efesto, 2020)
Titolo: "Hahnemann. Vita del padre dell'omeopatia. Sonata in cinque movimenti"
Autori: Riccardo de Torrebruna, Luigi Turinese
ISBN: 9788833811949
Editore: Edizioni Efesto
Luogo e Anno di pubblicazione: Roma 2020
Collana: de ortibus et occasibus
Pagine: 152
Prezzo: 13.50€
La vita di Samuel Hahnemann è il viaggio vertiginoso di uno sperimentatore votato a rinnovare l’intero apparato della medicina dei suoi tempi e, forse, dei nostri. Composta alla maniera di Mozart, suo contemporaneo, ecco dunque una “sonata in cinque movimenti”, in cui lo spartito si divide in due partiture. Da un lato, nella scrittura di Riccardo de Torrebruna, gli squarci “in diretta” dei momenti più significativi della biografia di Hahnemann, un’intrusione nel suo mondo privato, quasi il diario intimo di un ricercatore accerchiato dalla Storia. Dall’altra, la cronologia dei passaggi cruciali delle sue scoperte, descritti in modo essenziale e accurato da Luigi Turinese: la nascita dell’omeopatia e il percorso del suo sviluppo con il supporto di documenti e di citazioni originali.
Il libro si propone di aprire ai neofiti nuovi orizzonti sul significato della “cura” e di fornire agli esperti una diversa opportunità per osservare un grande maestro all’opera, senza i consueti scivolamenti celebrativi, recuperando piuttosto le ombre e le crisi di un personaggio di enorme statura, ai più ancora sconosciuto.
Sull’onda della polemica che ciclicamente cospira contro l’efficacia dell’omeopatia e dei suoi rimedi, questo libro tratta in modo assolutamente nuovo l’argomento e presenta Hahnemann non solo come un pioniere del metodo scientifico, ma come il precursore di una visione olistica della medicina.
sabato 17 ottobre 2020
"Hahnemann. Vita del padre dell'Omeopatia" - Presentazione del libro (Riedizione 2020, Edizioni Efesto) di R.de Torrebruna e L.Turinese
N.B. EVENTO RIMANDATO A DATA DA DESTINARSI
Presentazione del libro
Sabato 31 Ottobre 2020
ore 10.30
Aranceria dell'Orto Botanico di Roma
Largo Cristina di Svezia 23/A
INGRESSO LIBERO
lunedì 12 ottobre 2020
Biotypology 2020 - Virtual edition - 17 ottobre 2020 - Istituto di Studi di Medicina Omeopatica
Biotypology 2020 17 ottobre -Virtual Edition
Il programma
Per iscriversi gratuitamente al webinair >>> cliccare qui
Guarda il video dell'intervento di Luigi Turinese sulle Lombalgie
lunedì 14 settembre 2020
Mezz'ora di Medicina Integrata - Videointervista a Luigi Turinese, di Gino Santini
Mezz’ora di Medicina Integrata
Nella sera del 10 luglio 2020 nasce sulla pagina Facebook della Siomi una rubrica che vuole portare una ventata di chiarezza su tanti temi che, volutamente o meno, vediamo diffusi in modo distorto e superficiale. Si parla di Medicina Integrata e lo si fa con i professionisti che la utilizzano nel quotidiano con i loro pazienti. Il taglio volutamente divulgativo della rubrica vuole contribuire a quella chiarezza che deve sempre essere alla base del rapporto tra medico e paziente.
Gino Santini intervista Luigi Turinese
Guarda la videointervista
Intervista a Luigi Turinese from Gino Santini on Vimeo.
venerdì 24 aprile 2020
Sul "Burn out", lo stress da lavoro
| La luna e il falò - foto Gianna Tarantino |
giovedì 23 aprile 2020
Terza età e ipermedicalizzazione degli anziani - di Luigi Turinese
| Il padre Anchise - foto Gianna Tarantino |
Bibliografia:
Su disease mongering vedi Marco Bobbio, dal significativo titolo “Il malato immaginato” (Einaudi, Torino 2010).
Sull’invito a passare dalla patologia alla clinica cfr. Turinese, L.: “Modelli psicosomatici. Un approccio categoriale alla clinica”, Elsevier-Masson, Milano 2009.
Su Colesterolo vedi Marco Bobbio “Leggenda e realtà del colesterolo. Le labili certezze della medicina” (Bollati Boringhieri, Torino 1993).
Vedi anche:
Illich, I. (1976): “Nemesi medica”, Mondadori, Milano 1977.
Richard J. Ablin (2014): “Il grande inganno sulla prostata”, Raffaello Cortina, Milano 20
Luigi Turinese
Articolo apparso su Generiamo salute - Gennaio 2020
mercoledì 18 dicembre 2019
Presentazione del calendario CEMON 2020
sabato 19 ottobre 2019
Biotipology 2019 SIOMI - Infiammazione e Infezioni urinarie
Video dell'intervento di Luigi Turinese
Infezioni urinarie: il contributo dell'omeopatia
Biotypology 2019 - Infezioni urinarie: il contributo dell'omeopatia from Gino Santini on Vimeo.
mercoledì 18 settembre 2019
Omeopatia. Dalla biotipologia alla cura del sintomo - al Nobile Collegio Chimico Farmaceutico
domenica 3 marzo 2019
Zoomorfismo, fisiognomica e fitognomica. Della Porta antesignano della biotipologia in medicina
“Coloro che vogliono far profitto in questa scienza bisogna che studino
con grandissima disciplina i libri delle istorie degli animali”
(G. B. Della Porta)
Nel caos in cui si trova venendo alla luce, l'uomo cerca da sempre un ordine figurandosi il mondo come un sistema di segni da interpretare. Possedere una semiotica universale, ecco il grande, inconscio desiderio dell'umanità: ogni segno rimanda all'altro, in una ragnatela di significati da penetrare con chiavi sempre più sottili.
Questo vero e proprio metodo di conoscenza, in uso sin dall'antichità, trova la sua più compiuta applicazione, nel tardo Medioevo e nel Rinascimento, con la dottrina delle signature, secondo la quale il Creatore ha posto nel mondo, e nelle sue creature, dei segni indicatori: basta saperli leggere.
Così ogni pianta reca in sé dei particolari che indicano la propria funzione terapeutica: il succo giallo della celidonia ci comunica la sua indicazione nelle affezioni epatiche; la preferenza di alcune piante per habitat lacustri o fluviali ci fa comprendere la loro indicazione in malattie provocate dall'umidità, come le malattie reumatiche; e così via. Non è difficile scorgere la discendenza di tale pensiero dal Timeo platonico, in cui viene adombrata una corrispondenza tra macrocosmo (mondo) e microcosmo (uomo). Si tratta di un pensiero analogico, sicuramente prescientifico ma che getta la sua ombra lunga in piena epoca scientifica, se un astronomo del calibro di Keplero (1571-1630) poteva ancora scrivere: "Dio, troppo benevolo per restare in ozio, iniziò a fare il gioco delle segnature ed iscrisse la sua simiglianza nel mondo...".
A questa logica si ispira anche la fisiognomica (da physis =natura e gnome = conoscenza), che nel considerare il volto come centro rivelatore della personalità postula un fondamentale rispecchiamento tra corpo (viso) e anima. Inoltre, essa manterrà per tutta la sua lunga storia un topos immutabile: lo zoomorfismo, cioè la comparazione tra tipologie facciali e tipologie animali allo scopo di trarre indicazioni sul carattere degli uomini traendole dal carattere degli animali a cui assomigliano.
Le prime tracce di un sapere fisiognomico sono riscontrabili in epoca paleo-babilonese (XVII secolo a. C.).
Passando al mondo greco è d’obbligo citare Pitagora (VI secolo a. C.), che sottoponeva i discepoli a esame fisiognomico. Egli ne avrebbe appreso l’arte presso Arabi, Ebrei, Caldei. Nel Corpus Hippocraticum la prima apparizione del termine si riscontra nel trattato delle “Epidemie” (V secolo a. C.). Platone (V-IV secolo a. C.) introduce elementi di zoomorfismo nel Fedone.
Contemporaneo di Platone, anche Antistene, fondatore della scuola cinica, si sarebbe occupato di fisiognomica. Aristotele (384-322 a.C.) si serve dello zoomorfismo nella sua Storia degli animali, considerata il primo compiuto trattato di fisiognomica che si conosca.
Un epigramma dell’Antologia Palatina (III secolo a. C.) parla di un certo Eustene, “fisiognomico capace di capire dallo sguardo anche il pensiero”.
Per quel che attiene al mondo latino, Cicerone (106-43 a.C.) si fa divulgatore, nel “De fato”, delle posizioni aristoteliche. Nel “De oratore” troviamo inoltre la celebre affermazione, pertinente al nostro tema, “Imago animi vultus est”.
Polemone di Laodicea (II secolo) riprende lo zoomorfismo nel suo trattato sulla fisiognomica, conservato in una versione in lingua araba del XIV secolo e tradotto in latino soltanto nel XIX secolo. Apuleio (II secolo), nelle “Metamorfosi”, si produce in una descrizione fisiognomicamente considerevole del protagonista Lucio. A Roma fioriva l’attività dei metoposcopi, che leggevano il futuro nelle rughe della fronte.
Guarda le immagini dell'intervento
Dopo alcuni secoli di relativo letargo, nel corso del Medioevo la fisiognomica riprende vigore e viene diffusa in Europa grazie alla mediazione della cultura araba.
Il Rinascimento vede il fiorire di posizioni nuove accanto a riflessioni sulle cosmogonie antiche, per lo più mutuate dal Timeo.
La figura di Leonardo da Vinci (1452-1519) è centrale nell'evoluzione della fisiognomica. Non solo per quel tanto di genio che Leonardo mise in ogni campo dello scibile cui si interessò; non solo per la possibile esistenza, di cui gli studiosi discutono da tempo, di uno studio leonardesco sulla fisiognomica, che sarebbe perduto; ma soprattutto per la connessione, che con Leonardo si fa esplicita, tra fisiognomica e arte figurativa. "Farai le figure in tale atto, il quale sia sufficiente a dimostrare quello che la figura ha nell'animo; altrimenti la tua arte non sarà laudabile". Come afferma lo storico dell'arte Flavio Caroli (1995: 12): "[...] il cammino della pittura strettamente intersecata con la psicologia, cioè con la fisiognomica, è l'asse portante della cultura figurativa occidentale". Tale asse affonda le sue radici nel genio di Leonardo.
Dopo di lui, innumerevoli uomini d'arte e di scienza rinascimentali hanno affrontato le tematiche fisiognomiche. Nel “De sculptura” di Pomponio Gaurico (1481-1530) un capitolo viene dedicato alla fisiognomica, con particolare riguardo ai temi degli occhi e dello zoomorfismo.
Un gigante della pittura come Tiziano Vecellio (1490-1576), nella “Allegoria della prudenza”, del 1565, utilizza temi zoomorfici, giustapponendo a tre teste di uomini di diversa età rispettivamente il cane, il leone (considerato dai fisiognomici l’animale in cui si celebra al massimo grado la combinazione di forza e saggezza) e il lupo. Michelangelo Biondo (1497-1656), filosofo e medico veneziano di formazione napoletana, nel “De cognitione hominis per aspectum” (1544) seppe conciliare conoscenze artistiche, fisiognomiche e mediche.
Ma è soprattutto Gerolamo Cardano (1501-1576) ad imprimere un segno originale allo studio dei rapporti tra anima e corpo. Nel primo libro del trattato “Metoposcopia”, pubblicato postumo, possiamo leggere: "Questa arte, che è la parte principale della fisiognomica, si sforza di predire il futuro attraverso l'ispezione sia della faccia frontale che della sua lunghezza, larghezza e delle sue diverse linee, ed anche dai marchi naturali che vi si trovano". Cardano, pur essendo medico, si muove ancora in un universo culturale in cui la pratica divinatoria ha la meglio su quella più propriamente clinica, e in cui i segni del volto sono signature a tutti gli effetti.
Montaigne (1533-1592) dedica alla fisiognomica un intero capitolo degli “Essais” (1588).
Il punto di cerniera, e al tempo stesso di svolta, tra cultura cinquecentesca impregnata di magismo e pensiero razionalistico secentesco si ha con l'opera di Giovan Battista Della Porta (1535-1615). La sua “Fisionomia dell'huomo” (Napoli, 1598) è l'edizione in lingua volgare dei precedenti studi in latino dell'autore, arricchita di un centinaio di tavole esemplificative che mettono aristotelicamente a confronto animali e uomini. Di nuovo lo zoomorfismo, dunque, che Della Porta utilizza, nel trattato “Phytognomonica octo libris contenta” (1588), anche per uno spericolato studio comparativo tra mondo animale e mondo vegetale, in cui indaga le proprietà delle piante a partire da somiglianze morfologiche con parti di organismi animali.
Lo studio delle signature delle piante è volto alla ricerca di una unità estetica dell’Universo. Lo zoomorfismo di Della Porta si situa tra lo schematismo grafico di Gerolamo Cardano e il razionalismo di Charles Le Brun, che vedremo tra breve.
L’animale simboleggia l’essenza, la qualità fondamentale di un essere umano. “Mai la natura fece un animal che avesse il corpo d’uno o l’animo di un altro animale: cioè un lupo, over agnello, che avesse anima di cane o di leone […] Se l’anima umana venisse in un corpo di cane, restandogli però l’intelletto, non avrebbe costumi se non di cane”.
L’Universo appare così come un grande teatro di frattali: ogni cosa riflette e significa tutte le altre: tout se tient, in una dimensione protostrutturalista.
Il Seicento è il secolo in cui si cerca di indagare le passioni con l'ausilio della ragione. René Descartes (1596-1650) indirizza parte della sua attività filosofica ad investigare il rapporto tra anima e corpo. Di questa sezione della produzione di Cartesio bisogna ricordare “Les Passions de l'Ȃme” (1649), di cui trascriviamo un brano in cui vengono elencati i segni esteriori delle passioni: "I più importanti tra questi segni sono i moti degli occhi e del volto, i mutamenti di colore, i tremiti, il languore, gli svenimenti, il riso, le lacrime, i gemiti, i sospiri".
Pressoché contemporaneo di Cartesio è Charles Le Brun (1619-1690), primo pittore di Luigi XIV, cui si devono importanti riflessioni teoriche su tematiche fisiognomiche. Si ricordano il “Traité des Passions” (1649) e soprattutto la serie di conferenze tenute presso l'Accademia Reale di Pittura e Scultura, dedicate all’espressione generale e particolare.
A partire dal Settecento, la fisiognomica tende per così dire a specializzarsi, spostandosi progressivamente in ambito medico e lasciando alla pittura un ruolo più illustrativo.
Mantiene una certa autonomia artistica e una certa unitarietà l'opera del pittore inglese William Hogarth (1697-1764), che nel 1743 realizza, nella stampa “Caratteri e caricature”, una vera e propria summa di fisiognomica applicata al disegno. Dieci anni più tardi, l'artista sente il bisogno di dare una copertura teoretica alla sua perizia grafica, pubblicando il trattato di estetica “The analysis of beauty” (1753), di cui riportiamo un passo dalla prima traduzione in lingua italiana, del 1761: "[...] il volto è l'indice dell'animo; e questa massima è tanto radicata in noi, che non possiamo fare a meno[...] di formare qualche particolar concetto della persona, di cui si osserva il volto, anche prima di ricevere informazione per altri versi[...] E' ragionevole il credere che l'aspetto sia una vera e leggibile immagine dell'animo, che dà a ognuno a prima vista l'istessa idea; e vien poi confermata in fatti: per esempio, tutti concorrono nell'istessa opinione a prima vista di un vero idiota".
Lo svizzero Johann Caspar Lavater (1741-1801) può essere considerato l'ultimo fisiognomico puro, che indaga le forme fisse per carpirne significati oggettivi. Dopo di lui saranno maggiormente indagate le forme mobili dell'espressione: la mimica, la gestualità, il comportamento. Si parlerà allora più propriamente di patognomica (da pathos = passione e gnome = conoscenza); mentre la fisiognomica rifluirà in ambito medico e avrà come erede la frenologia. L'opera di Lavater è probabilmente sopravvalutata, forse perché a suo tempo ebbe l'iniziale adesione di due personaggi del calibro di Goethe e di Füssli. Lavater è ricordato soprattutto per le sue silhouettes, tratte dal “Physiognomische Fragmente” (1775-1778).
Dicevamo prima della frenologia. Il suo fondatore, Franz Joseph Gall (1758-1828), nei lavori “Recherches sur le système nerveux” (1808) e “Anatomie et physiologie du système nerveux” (1819) afferma che la forma che definisce le funzioni non è quella facciale ma quella cerebrale e che quest'ultima può essere dedotta dalla forma del cranio.
Inizia così una minuziosa analisi delle bozze e degli avvallamenti del cranio, ingenua anticipazione dello studio delle aree cerebrali. La frenologia conosce in breve tempo un largo successo di pubblico. Gli imprenditori cominciano a richiedere certificazioni craniologiche prima di assumere impiegati, proprio come si fa oggi inserendo uno psicologo nelle commissioni che selezionano il personale. A un livello più popolare, ci si fa fare il profilo frenologico come ai giorni nostri si chiederebbe il tema natale astrologico. A questo scopo, nel 1835 i fratelli Povel aprono a Philadelphia il primo locale dove, a pagamento, viene effettuata la lettura del cranio; il successo sarà di tale portata da indurli ad aprire a New York un Phrenological Cabinet; non avendo tempo e modo di recarvisi, i clienti potevano inviare un buon dagherrotipo del proprio cranio. Non mancano i veri e propri ciarlatani. Il filosofo Friedrich Engels ricorda lo spettacolo di un frenologo che girava per le campagne con una ragazza che faceva sprofondare in estasi mistica premendole sul cranio il “centro della preghiera”. Il tutto davanti a un folto pubblico, dapprima incredulo e poi convertito alla nuova “scienza”.
Sempre nell'Ottocento, è d'obbligo menzionare un precursore dell'etologia: niente meno che il grande Charles Darwin (1809-1882), conosciuto per “L'origine delle specie” (1859) ma anche autore di un libro meno noto, “The expression of emotions in man and animals” (1872), in cui sostiene che le espressioni delle emozioni sono al servizio della selezione naturale, fisiologici segnali di difesa o di attacco.
Passato alla storia per il celebre ritratto che gli fece Vincent Van Gogh nel 1890, pochi mesi prima del suicidio, il dottor Paul Ferdinand Gachet (1829-1903) fu psichiatra, elettroterapeuta, omeopata. Da pittore dilettante qual era, effettuò ritratti delle internate all'ospedale psichiatrico della Salpetrière, allo scopo di studiare i segni somatici ed espressivi della follia. Gachet si era laureato con una tesi sulla Malinconia, di cui riportiamo un passo che assume un valore ancora maggiore se lo leggiamo avendo presente il ritratto che gli fece Van Gogh e che sembra un'iconografia esplicativa dei suoi argomenti. Gachet descrive la patognomica del malinconico: "Sembra che la creatura si rattrappisca, si ripieghi su se stessa, si comprima, come se dovesse occupare il minor posto possibile nello spazio. La postura del malato è tutt'affatto particolare.[...] Il tronco semiflesso sul bacino, le braccia trattenute verso il torace.[...] La testa quasi piegata sul petto leggermente inclinata.[...] Tutti i muscoli del corpo sono in uno stato di semicontrazione permanente[...] i muscoli facciali sono come contratti[...] e conferiscono alla fisionomia un aspetto di particolare durezza; i muscoli sopraccigliari, aggrottati in maniera permanente, sembrano nascondere l'occhio e aumentare la sua profondità.[...] La bocca è serrata in una linea diritta, sembra che le labbra siano scomparse.[...] Il colorito è giallastro e terroso.[...] Lo sguardo è fisso, inquieto, obliquo, diretto verso terra o di lato."
Di lì a pochi anni l'ospedale psichiatrico parigino della Salpetrière diventerà teatro delle gesta del maggiore studioso ottocentesco dell'isteria: il neurologo Jean-Marie Charcot, ai cui celebri e frequentati corsi assistette, dall'ottobre 1885 al febbraio 1886, un giovane neurologo austriaco di belle speranze: Sigmund Freud.
Con Paolo Mantegazza (1831-1914), autore di “Fisionomia e mimica” (1861), nasce l'antropologia scientifica, antenata dell'antropologia criminale di Lombroso.
Cesare Lombroso (1835-1909) è un giovane psichiatra quando, analizzando le protuberanze craniche di un ladro, Giuseppe Villella, ritiene di scorgervi le stigmate di un'atavica predisposizione al crimine. Prendono corpo cosi “L'uomo delinquente studiato in rapporto all’antropologia, alla medicina legale ed alle discipline carcerarie” (1876; poi ripubblicato nel 1897 provvisto di un Atlante) e “La donna delinquente, la prostituta e la donna normale” (1893). Il considerare la tendenza al crimine alla stregua della predisposizione ad una malattia naturale spinge Lombroso a chiedere l'isolamento di queste persone in luoghi di cura piuttosto che in carcere.
Nasce in questo modo l'istituzione del manicomio criminale (1891) e, nel 1905, viene istituita la prima cattedra di antropologia criminale, affidata allo stesso Lombroso.
Se da una parte, con le sue teorie, Lombroso può essere considerato un precursore della funesta idea di predestinazione razziale, dall'altra cerca una giustificazione per così dire naturalistica al crimine. La sua fortuna comincia ad incrinarsi pochi giorni dopo la sua morte allorquando, all'autopsia effettuata da un avversario scientifico, il suo cranio rivela la tipica natura dell'alienato e del criminale.
Oggi rimane un Museo Lombroso a Torino e, soprattutto, un modo popolare di parlare a prima vista di faccia da delinquente che, a ben vedere, si riverbera anche nell'uso delle fotografie segnaletiche e degli identikit.
Nel Novecento, lo studio del volto umano abbandona definitivamente il territorio della fisiognomica e prende fondamentalmente tre vie: la via antropologica, la via criminologica e la via psichiatrica, con la creazione di discipline intermedie come la medicina criminologica e la psichiatria forense.
A queste andrebbe affiancata la via costituzionalistica, basata sulla dottrina delle costituzioni umane. Essa, oramai abbandonata da ogni ambito medico, sopravvive in quella speciale metodica clinico-terapeutica che è la medicina omeopatica.
Intervento pubblicato ne “Il cenacolo alchemico. Incontri ed eventi ispirati al pensiero di Giovan Battista Della Porta”, a cura di Alfonso Paolella e Gennaro Rispoli. Atti del Convegno, Napoli, 24-26 maggio 2018 (pp. 197-205).
Libri di Luigi Turinese
- Caro Hillman... Venticinque scambi epistolari con James Hillman (con Riccardo Mondo, Nuova edizione 2021, Edizioni LSWR , Milano)
- Epifanie archetipiche (con Gianna Tarantino, Edizioni Efesto, Roma, 2021)
- Walking on the wild side. Trame di Dioniso (Magi Edizioni, Roma, 2020)
- Hahnemann. Vita del padre dell'omeopatia. Sonata in cinque movimenti (con Riccardo de Torrebruna, Riedizione 2020, Edizioni Efesto, Roma)
- L'omeopatia nelle malattie acute (Edizioni Edra, Milano, 2015)
- L'anima errante. Variazioni su Narciso (e-book + libro, Ed. flower-ed, 2013)
- Modelli psicosomatici. Un approccio categoriale alla clinica (Elsevier-Masson, Milano, 2009)
- Hahnemann, Vita del padre dell'omeopatia. Sonata in cinque movimenti (con Riccardo de Torrebruna, E/O, Roma, 2007)
- Caro Hillman...Venticinque scambi epistolari con James Hillman (con Riccardo Mondo, Bollati Boringhieri, Torino, 2004)
- Il farmacista omeopata (Tecniche Nuove, Milano, 2002)
- Biotipologia. L'analisi del tipo nella pratica medica (Tecniche Nuove, Milano, 1997/2006)














